Trasferirsi in montagna per inventare una nuova vita : anche tu stai valutando questa possibilità o questo desiderio è solo in fondo al tuo cuore ?
Io l’ho sognato da adolescente e realizzato 30 anni fa e, come me, tante persone del mio ambiente hanno fatto questa scelta.
Come architetto ho aiutato spesso chi decide di trasferirsi in montagna, a creare la sistemazione sognata.
E’ stata, a suo tempo, una scelta da pioniera, mentre oggi, ti spiegherò perchè, è una scelta che ha molto, molto senso da tanti punti di vista.
Fatta con i giusti presupposti e obiettivi, può portare velocemente a un bilancio positivo.
Partiamo dal dibattito politico e culturale che riguarda il ritorno, il restare e la salita in montagna.
C’è un mondo che pochi conoscono …
Alcuni eventi hanno portato la montagna all’attenzione del dibattito politico e culturale. Cito i principali : il Manifesto di Camaldoli, gli Stati Generali della Montagna e la Piattaforma Montagna, proposta dall’Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani).
E’ questo il segnale che la fase pionieristica del ritorno alla montagna , fatta di iniziative individuali, inizia ora a fare rete, a diventare una tendenza.
Partendo dalla mia esperienza di “montanara per scelta” vorrei condividere pensieri personali e argomenti comuni a queste e altre discussioni .
Grazie a queste riflessioni chi si trova a desiderare di compiere questo passo, può trovare importanti spunti ed arrivare a una decisione ben ponderata e motivata.
Faccio una breve premessa.
Parlare di trasferirsi in montagna proprio in questo momento in cui la montagna è stata dimenticata dallo Stato Italiano

La chiusura degli impianti di questo dicembre 2020, ma soprattutto la mancanza di risposte per un grandissimo settore dell’economia italiana, è stato un duro colpo per chi vive di questo.
La sofferenza riguarda non solo l’impossibilità di lavorare e il danno economico, motivati da ragioni sanitarie. Riguarda specialmente la non considerazione e il giudizio superficiale di chi non conosce questa realtà economica e di vita.
Ma come da ogni duro colpo le possibilità sono due :
lamentarsi e appoggiarsi solo ai ristori o accogliere la sfida!
Dietro giudizi ignoranti sono emerse comunque criticità della nostra economia e proposta turistica, quali affollamenti, sfruttamento del territorio concentrato in pochi momenti.
La crisi deve essere assolutamente un ulteriore momento di riflessione e consapevolezza, necessaria al miglioramento e ad una nuova rinascita.
. Non più luogo “perdente”, isolato, dimenticato o sacrificato solo al godimento turistico urbano, ma realtà vivace, capace di dare senso a nuovi progetti di vita.
Come motivare la propria decisione di salire in montagna in questo preciso momento ?
Al di là delle proprie motivazioni personali , sono tanti i valori che puoi mettere dentro una scelta di questo tipo, come ad esempio fare parte di questa rinascita.
Vediamo per punti i motivi che ci possono supportare :
- l’emergenza coronavirus con la forte spinta allo smart working, ha dimostrato la possibiltà di organizzare il proprio lavoro in luoghi diversi. Grazie alla tecnologia e alla rete il proprio mestiere può essere svolto in un luogo come un altro. Non occorre necessariamente per trasferirsi in montagna omologarsi ai lavori tipici , quali maestro di sci, albergatore, guida alpina, e altre professioni solo del turismo. Possono svolgere qui la loro attività imprenditori, artigiani, o ingegneri, artisti , scrittori , giornalisti, informatici o chiunque altro svolga lavori intellettuali.
- la montagna si presta a svolgere professioni artigianali molto specializzate, che meglio possono farsi conoscere in realtà locali più piccole e grazie alla rete anche lontano. Si presta anche alle piccole produzioni legate all’artigianato e all’agro-alimentare.
- la situazione climatica , il riscaldamento globale e l‘inquinamento ci portano a cercare la possibilità di vivere in un ambiente più fresco e salutare, dove realmente coniugare il benessere con una vita familiare più ricca e con il proprio lavoro.
Chi sale a vivere in montagna ?
Dalla montagna possano partire nuovi modelli di sviluppo.
Chi sceglie di trasferirsi in montagna non sceglie il passato, pur rispettando la tradizione. Non lo fa solo per fuggire dalla città e rifugiarsi al fresco e all’aria pulita .
Secondo il Prof. Mauro Varotto dell’Università di Padova, coordinatore del Gruppo Terre Alte, in seno al Comitato Scientifico del CAI,
“ I montanari per scelta sono in genere persone alla ricerca di una migliore qualità della vita, che a volte decidono di rinunciare a condizioni economiche più vantaggiose, ma più alienanti. L’identikit può essere molto vario, ma in generale sono accomunati da un livello di istruzione elevato, da sensibilità ambientale o storico-culturale, da una grande passione e da una “vision” sulla montagna alternativa”… “Scelgono di abitare luoghi marginali, ma connessi: piccole borgate, vallate secondarie, frazioni ai margini delle località più gettonate. “
“ producono latte o carne di qualità, diventano occasione di educazione ambientale per scolaresche o turisti, anche attraverso l’uso di social network, blog, libri.”
” hanno attività ricettive concepite anche come opportunità di educazione alla montagna, di commercializzazione di produzioni artigianali”… ” propongono una articolata serie di proposte per valorizzare le stagioni intermedie, le cosiddette “stagioni morte” “… “cittadini che acquistano rustici semiabbandonati non solo per prendere il sole alla domenica, ma per prendersi cura di un territorio in abbandono.” “Stanno portando avanti una piccola rivoluzione copernicana. Non più la montagna di servizio, colonia per cittadini stressati, ma “tu al servizio della montagna”, non senza un certo spirito di sacrificio, tuttavia ricambiato da un più elevato grado di soddisfazione esistenziale.”
Una lettura veramente interessante per chi sta pianificando di trasferirsi in montagna è il libro di Luca Mercalli, “Salire in montagna”.
Il volume affronta con semplicità, il tema molto attuale del cambiamento climatico e di come la montagna possa venir ripopolata. Racconta la storia del recupero di una vecchia baita in una piccola borgata delle Alpi occidentali. Tratta della sua ristrutturazione per renderla moderna e vivibile, curando la sostenibilità, l’uso delle eco-tecnologie e l’inserimento nell’ambiente.

Con quali criteri trovare la propria strada e sistemazione per trasferirsi in montagna
- portare il proprio lavoro in un ambiente più salutare e ricco di valore paesaggistico e culturale, per un nuovo stile di vita. Vivere in montagna diventa un modo per aprire le porte a nuove possibilità. E’ creare una vita più vicina alla propria famiglia, ai cicli della natura e delle stagioni e una vita più contemplativa.
- inventare un nuovo lavoro portando in quota le proprie idee e competenze ed essendo risorsa per il territorio. Ognuno di noi può decidere in anticipo di cambiare stile di vita non arrivando in quota come rifugiato, ma portando le proprie potenzialità.
- per la propria casa e attività recuperare l’esistente, senza costruire da zero, ma riprendendo quel che è stato lasciato “incolto”. Qui non intendo solo il recupero delle meravigliose e cadenti strutture antiche e tipiche, ma anche il recupero di costruzioni frutto della speculazione degli anni ’70. Queste sono costruzioni ben più recenti, ma necessitano di interventi sostenibili e che le reinseriscano nel paesaggio. Mantenere le caratteristiche estetiche tipiche dell’ambiente alpino, senza ostacolare le nuove tecnologie per l’autosufficienza energetica e la sostenibilità ambientale (isolamento termico, pannelli solari, pompe di calore). Non si costruisce nulla di nuovo, ma si riprende quello che già esiste.
- Se la propria situazione di vita lo permette, considerare la seconda casa non solo come un appoggio per le vacanze e i weekend, ma un posto dove vivere in certi periodi dell’anno. Intendo stagioni, weekend lunghi, spostando temporaneamente il proprio lavoro. Sono diverse le persone che trascorrono ad esempio l’inverno e la primavera in montagna, trasferendo la propria famiglia e la scuola dei propri figli per il secondo quadrimestre.
Chi decide di trasferirsi in montagna è una grande risorsa.
Al di là dell’impegno del singolo per inventarsi una nuova vita e trasferirsi in montagna… : l’impegno della politica
Quali strategie e quali strumenti di governo del territorio possono supportare dal punto di vista politico e culturale questo ritorno alla montagna ?
- Occorre orientare la politica di finanziamento a favore di un turismo sostenibile, evitando il sovraffollamento o il solo affollamento durante vacanze e weekend. Inventare un piano di incentivi per attività che permettano un godimento della montagna su tutto l’arco dell’anno.
- promozione autosufficienza energetica con produzione rinnovabile solare, eolica, da biomassa e microidroelettrica. Il fine potrebbe essere costituire comunità energetiche locali, con sgravi fiscali superiori alle pari attività di riqualificazione svolte in pianura.
- chi decide di recuperare l’edilizia già esistente in modo sostenibile e rispettoso della storia della cultura e del paesaggio dovrebbe avere l’aiuto delle istituzioni e anche un pubblico ringraziamento. Bisognerebbe abbattere la burocrazia e formare tecnici comunali aperti verso obiettivi di ripopolamento e sviluppo.
Conclusioni
In questo post abbiamo visto come chi si trasferisce in montagna, può essere una risorsa per se stesso, la sua famiglia e per la società.
Può inventare una nuova vita :
- connessi grazie alla rete, adattando o inventando il proprio lavoro
- trovando una migliore qualità della vita e vivendo più vicino alla propria famiglia e alla natura
Può portare le proprie idee e potenzialità e contribuire alla nascita di una nuova idea di montagna, come realtà vivace, capace di dare senso a nuovi progetti di vita.
Se anche tu stai pianificando di trasferirti in montagna e hai bisogno di informazioni per come sistemarti o ristrutturare, chiedi la nostra .
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